Dopo un 2026 record per Fondirigenti, con 1.400 piani formativi approvati e oltre 20 milioni di euro investiti nella formazione dei dirigenti, il 2027 si annuncia come l’anno in cui l’intelligenza artificiale smette di essere un progetto pilota e diventa il nuovo linguaggio della leadership. Al centro di questa trasformazione emerge una figura sempre più richiesta dalle imprese: il manager abilitante, un leader che non delega la tecnologia ai reparti specializzati ma la porta dentro le decisioni, i processi e la misurazione delle performance.

Oltre il tecnico, verso l’applicativo

I dati più recenti sul mercato del lavoro indicano che entro cinque anni quasi il 40 per cento delle competenze oggi diffuse sarà obsoleto, ma la sfida per le aziende non è principalmente tecnologica bensì culturale. Nelle rilevazioni condotte tra i responsabili delle risorse umane, le skill più richieste in area intelligenza artificiale non sono di natura tecnica ma applicativa: il 68 per cento indica come priorità il miglioramento dell’efficienza dei processi, mentre il 50 per cento considera essenziale lo sviluppo del prompt engineering, ovvero la capacità di dialogare in modo efficace con i sistemi di AI.

Questa distinzione è cruciale per capire chi è il manager abilitante. Non è un data scientist travestito da dirigente, ma un professionista che sa tradurre le potenzialità dell’intelligenza artificiale e dei dati in scelte operative concrete, in KPI ridisegnati e in flussi di lavoro più snelli. La difficoltà maggiore rilevata nelle organizzazioni non riguarda l’accesso ai dati, quanto la capacità di trasformarli in decisioni, e non a caso il problem solving complesso emerge come la competenza indicata come più rilevante nell’intera survey, seguita dal pensiero critico.

Il disegno di Fondirigenti: tre assi per una leadership nuova

L’Avviso 1/2026 di Fondirigenti, intitolato “Valore manageriale: il ruolo abilitante delle competenze come moltiplicatore di competitività”, è stato concepito proprio per sostenere questa evoluzione. Con un contributo massimo di 15.000 euro per azienda, lo strumento ha finanziato percorsi di alta formazione su tre assi prioritari che definiscono il profilo del manager abilitante: la gestione delle risorse umane, l’organizzazione dei processi produttivi e l’utilizzo evoluto della tecnologia.

Nel primo asse rientrano interventi su workforce planning, analisi dei gap di competenze, sistemi di performance e modelli di valutazione, con l’obiettivo di valorizzare le persone e favorire benessere e retention. Il secondo asse punta a ottimizzare e migliorare la gestione dei nuovi processi di lavoro e di produzione, con moduli su e-business process mapping, lean management, strategic foresight, project management e sistemi di monitoraggio delle performance. Il terzo asse, quello più direttamente legato all’AI, include data literacy e strumenti analitici, KPI e cruscotti direzionali, business intelligence e analytics, cybersecurity, green IT e sostenibilità digitale, con un focus specifico sull’intelligenza artificiale generativa applicata ai contesti manageriali.

Decisioni guidate dai dati, non solo dashboard

Il manager abilitante non si limita a leggere dashboard e report, ma usa la data literacy per interrogare i dati, mettere in discussione le metriche esistenti e costruire nuovi indicatori che riflettano davvero la creazione di valore. Nei piani formativi più premiati nel 2026, i moduli su business intelligence e analytics non sono stati concepiti come corsi tecnici per addetti ai lavori, ma come percorsi trasversali per dirigenti chiamati a prendere decisioni più rapide e meglio fondate in aree come marketing, operations e finanza.

Questa capacità di passare dal dato alla decisione è ciò che distingue un dirigente tradizionale da un leader abilitante. Mentre il primo tende a demandare l’analisi a specialisti esterni, il secondo sa porre le domande giuste a un modello di intelligenza artificiale, interpretare un output analitico e integrarlo in un processo decisionale più ampio, tenendo conto di vincoli organizzativi, rischi e opportunità.

Performance management 2.0: misurare ciò che conta

Un altro tratto distintivo del manager abilitante riguarda il performance management. I percorsi finanziati da Fondirigenti hanno messo al centro la ridefinizione dei sistemi di misurazione delle performance, la mappatura dei flussi e la valorizzazione del capitale umano, con l’obiettivo di allineare obiettivi individuali e collettivi alle nuove possibilità offerte dal digitale.

Nel 2027 ci si aspetta che questa tendenza si rafforzi, con criteri di valutazione dei piani formativi sempre più orientati alla misurabilità degli impatti. Non basterà più dichiarare di aver organizzato un corso su intelligenza artificiale o data analytics, sarà necessario dimostrare come sono cambiati i KPI, i tempi decisionali o l’efficienza operativa. Il manager abilitante è quindi anche un architetto di metriche, capace di tradurre la strategia aziendale in indicatori chiari e di usare i dati per correggere il tiro in corso d’opera.

Soft skill al tempo dell’AI: feedback, conflitti e pensiero critico

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’avvento dell’intelligenza artificiale non riduce il peso delle competenze relazionali, ma lo sposta su un piano diverso. Dalle ricerche emerge che dare e ricevere feedback è indicata come competenza urgente dal 70 per cento del campione, seguita dalla gestione dei conflitti, indicata dal 55 per cento. Il pensiero strategico e analitico resta centrale, ma la vera difficoltà non sta nell’accedere alle informazioni, quanto nel trasformarle in scelte coerenti e sostenibili.

Il manager abilitante è quindi un leader che sa coniugare hard skill digitali e soft skill umane, usando l’AI come copilota dell’intelligenza umana e non come suo sostituto. La sua forza non è la padronanza tecnica degli algoritmi, ma la capacità di orchestrare team, processi e tecnologie per generare valore in modo continuativo.

Il 2027 come spartiacque

Per le aziende già dentro l’Avviso 1/2026, il 2027 inizia con una data improrogabile: 18 marzo 2027, termine ultimo per la rendicontazione online dei piani formativi. Dopo quella data, i rendiconti non pervenuti saranno annullati d’ufficio e il finanziamento revocato, trasformando questa scadenza in uno spartiacque simbolico tra chi ha formato per tempo una leadership AI-ready e chi dovrà rincorrere nei prossimi bandi.

Sulla scorta del 2026, è ragionevole attendersi nuovi avvisi tra primavera ed estate 2027, con finestre domande di quattro-sei settimane e esecuzione dei piani in sei-otto mesi. I contributi per piano dovrebbero attestarsi nell’ordine dei 10-15 mila euro, con priorità a progetti che integrano intelligenza artificiale e dati nei processi decisionali e che dimostrano impatti misurabili in termini di performance.

Un profilo che diventa standard

Il profilo che emerge dai numeri di Fondirigenti e dalle ricerche di mercato è quello di un manager che non delega la tecnologia, ma la abilita. Sa porre le domande giuste a un modello di AI, interpreta un cruscotto di business intelligence, ridefinisce obiettivi e responsabilità alla luce di nuovi dati e usa il performance management come leva strategica e non come adempimento burocratico.


Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

Laureata in lingue all'Università di Milano, collaboratrice Economia Corriere della Sera. Ha scritto anche per Il Sole 24 Ore e il periodico della Aldai-Federmanager. È autrice di libri sulla lingua inglese, pubblicati da Rizzoli e Mondadori. Attualmente è editor-in-chief del magazine on line DiPlanet.Tech, pubblicato da Emmegi Group di Milano.

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