Da queste domande è nato un modello di business definito EasS, Equipment as a Service, che rappresenta un salto evolutivo nel management, perché sposta il focus della attività dal possesso di un bene al suo uso on-demand. In questo pattern organizzativo – e contabile – che è stato definito di servitization (servitizzazione) gli utenti non acquistano più un prodotto fisico pagando un elevato costo iniziale (che richiede finanziamenti, accantonamenti, gestione di libro, in definitiva CapEx). Diversamente, in questo nuovo paradigma l’azienda utilizzatrice corrisponde una quota ricorrente per poter fruire del servizio (canone mensile, tariffa pay-per-use, o altro). Da parte sua il fornitore del servizio si occupa di tutta la gestione, compresa la formazione di personale specializzato nella servitization.

Per approfondire il tema abbiamo incontrato Dante Laudisa, presidente di Paradigmix, tra le prime società in Italia a specializzarsi in questo nuovo segmento di attività.


Che cos’è la servitizzazione e perché è importante per le imprese del futuro?

Dante Laudisa – La servitizzazione è un modello di business che consente di proporre un servizio anziché un prodotto. Facciamo un esempio. Non voglio avere il trapano, voglio avere un foro, per essere molto concreto. Quindi, per un’azienda il modello di business si sposta sul catalogo servizi e quindi si punta a concedere all’utilizzatore finale l’eccellenza operativa di quell’asset. Questo modello consente di avere una presenza fissa sul cliente finale. Stiamo parlando ovviamente di asset che siano correlati, collegati attraverso l’IoT, che ci consente di monitorare e interpretare chiaramente queste informazioni. Questi dati sono importanti non solo per il monitoraggio, ma anche per dare un valore al contratto di servizio, che ne determinerà anche un aspetto di natura finanziaria non trascurabile.

Come cambieranno quindi i modelli di business delle imprese con l’adozione di queste innovazioni?

Dante Laudisa – Questo modello incide moltissimo sugli aspetti organizzativi, nel senso che l’aspetto del servizio significa che si deve essere preparati ad avere un’unità organizzativa che mi consenta di erogare un servizio secondo modalità coerenti con il profilo dell’utilizzatore finale. C’è un problema di mindset, quindi di formazione, per creare una figura professionale che si chiama servitization manager, in grado di unire i puntini nell’ambito dei processi aziendali che adesso sono distaccati. E poi c’è anche un altro tema importante, che è la gestione della valutazione del rischio. Si deve saper mappare e valutare il rischio legato a un contratto di servizio, che non è affatto banale.

Siamo pronti per formare queste nuove figure?

Dante Laudisa – Assolutamente sì. Esiste già un programma della Comunità Europea con certificati di Bureau Veritas. In questo ambito specifico noi ne abbiamo già formati già una novantina, essendo io stesso un servitization manager qualificato.


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