Il settore produttivo italiano è caratterizzato da un gran numero di piccole e medie imprese. Ciò significa una mole enorme di dati, che costituisce il potenziale competitivo del futuro. Se in un nuovo modello organizzativo si riuscisse a combinare l’agilità, le informazioni e le competenze delle PMI e dei distretti, ne trarrebbe beneficio l’intero Paese. E allora, quello che potrebbe apparire come una debolezza, la fragilità dimensionale, diventerebbe invece un asset potenziale di grande sviluppo. Per andare verso la direzione del futuro occorre spostare il baricentro dalla difesa degli antichi paradigmi alla centralità delle decisioni basate proprio sui dati. L’Intelligenza artificiale e i suoi algoritmi che li trattano possono dare così corpo a nuove visioni e a nuove vocazioni produttive.
Ne è convinto Marino Crippa, amministratore delegato di Miraitek, che abbiamo intervistato.
I dati, dopo la raccolta, quando e come diventano fattore di crescita e di ricchezza per le imprese in Italia?
Marino Crippa – La raccolta dei dati è una cosa veramente fondamentale, se si comprende per che tipo di qualità e per quali obiettivi sono stati raccolti. In passato, in questi anni, sono stati raccolti dati con l’obiettivo dell’incentivo fiscale. Adesso è il caso di riutilizzarli per ottimizzare i processi, e ottimizzare i processi vuol dire averli raccolti con un certo criterio. Ecco il punto: ora è possibile cambiare l’obiettivo, cambiare la prospettiva e darci degli obiettivi di ottimizzazione dei processi. Le aziende italiane insomma sono sedute sulla montagna di dati che hanno raccolto ma non sono ancora sfruttati. La tecnologia come l’Intelligenza artificiale, o comunque di analisi del dato, è un fattore che aumenta la produttività: di fatto è un fattore produttivo come lo può essere il capitale o come può essere il fattore umano. Lavorare sui dati vuol dire aumentare la produttività, vuol dire anche però creare quelle condizioni che possono portare questo vantaggio; vuol dire skill; vuol dire capacità progettuali che nelle piccole e medie aziende sono ancora scarse. Quindi il lavoro da fare è alzare la testa, capire qual è il potenziale, vuol dire lavorare sui rischi; vuol dire comprare le skills, perché no? Ci sono aziende come Miraitek che offre queste cose, queste competenze, non solo software e non solo consulenza, ma anche progettualità. La creazione delle roadmap di digitalizzazione diventa il fattore abilitante per una maggiore competitività sul mercato.
Alla luce del fattore di incertezza nel quadro internazionale potrebbe crescere il divario tra le piccole e medie e le grandi imprese in Italia?
Marino Crippa – Sicuramente sì, perché la grande impresa comunque è strutturata per cavalcare quest’onda. Le grandi imprese hanno già progetti pilota di Intelligenza artificiale nel manufactoring, la piccola media azienda ha la benzina, ha i dati ma in essa manca, come dicevo la progettualità per mettere a terra questo potenziale. Il vantaggio della piccola e media azienda è l’agilità. Se si riuscisse a combinare l’agilità con la competenza e con la consapevolezza del potenziale dei dati, questo divario potrebbe essere sicuramente ridotto.
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