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      Home » Artificial Life, il prossimo mito dopo l’AI?
      Storie

      Artificial Life, il prossimo mito dopo l’AI?

      La vita artificiale è lo scopo supremo delle conoscenze scientifiche che caratterizzano gli anni Duemila. I progetti Genoma e Biosfera II sono state le basi di una visione che si sta realizzando grazie all’applicazione delle nuove tecnologie, che andranno a integrare Biologia e Intelligenza Artificiale.
      Lucien SfezDi Lucien SfezLeggi in 5 Min
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      Artificial Life, il prossimo mito dopo l’AI?
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      Le ideologie, oggi, sembrano morte come processo dei sistemi di credenza, se non prendono la forma più radicale dell’utopia. Nel 1929, Karl Mannheim aveva contrapposto ideologia e utopia, poi si era ricreduto e aveva mostrato le relazioni e le connessioni tra i due ambiti. Per il momento ci accontentiamo di evocare questo dibattito (e molti altri) per sottolineare il passaggio dall’ideologia all’utopia.

      Il nemico non è più all’esterno, non è più il dato da combattere o da civilizzare. Non è più il selvaggio, il Nero, il Giallo, l’Ebreo, il proletario per il borghese, il borghese per il proletario. Il nemico è in noi, nella cinta della città inquinata, del quartiere smembrato, nelle famiglie, nei nostri corpi malati, nei nostri geni. Il nemico è dappertutto e da nessuna parte, è anonimo, senza frontiere, nell’elettronico senza volto come nel buco dello strato di ozono, nella droga e nel colesterolo. In queste condizioni, “non si funziona più” con l’ideologia ma con l’utopia.

      L’ideologia, con le sue battaglie vinte o perse, con le rivelazioni compiute dagli intellettuali, può funzionare come paraguai o come bandiera soltanto se un mondo oggettivo, una realtà esterna, sono garantiti da segni. L’ideologia gioca dunque su quei segni, che tenta di ribaltare, facendo accettare come bene ciò che è male, come vero ciò che è falso, celando ciò che le conviene, accusando ciò che non le conviene, organizzando nello stesso tempo i frammenti sparsi per unificarli, assegnando all’altro il posto del diavolo e installando sé stessa al posto di Dio, facendo, quindi, da lanciafiamme e da bandiera insieme.

      Una volta, la realtà era esterna ai segni, rappresentata da segni, garantita da procedure legali (nella società civile), da procedure epistemologiche (nelle scienze) o da procedure dogmatiche teologiche (nella religione): vecchio sistema della rappresentazione di Port-Royal, messo in luce da Louis Marin e di cui ci siamo serviti per comprendere la politica simbolica moderna.

      Quando però si entra in un mondo espressivo, più marcato da uno Spinoza, dalle risonanze così moderne, con le sue gerarchie intricate, in cui il basso dell’alto è anche l’alto del basso (e la mano si disegna da sé stessa, mentre la scala sale scendendo e il cuore governa il rene, che governa il cuore), la realtà non è più esterna ai segni, ma è nei segni. I segni non dicono più di una realtà oggettiva. Sono quella realtà. Sono segni-cose. L’ideologia, allora, non può più giocare sui segni, per invertirli, celarli o designarli, organizzarli e espugnarli. Infatti i segni sono radicati in cose dalle gerarchie intricate.

      Alcuni casi (o oggetti) mettono bene in rilievo questo fenomeno. Ne conosciamo tre, in particolare. Si tratta del Progetto Genoma, progetto mondiale di cartografia e di sequenziamento del genoma umano; di Biosfera II (Biosphere Two), operazione americana che ha messo sotto grandi hangar di vetro, per due anni, i cinque principali biomi dell’umanità, tremila specie di animali e di vegetali e otto umani; e infine dell’Artificial Life, progetto del Santa Fe Institute, che tende a installare intere popolazioni di esseri artificiali in alcuni computer. Questi esseri in gruppo nascono, vivono, mangiano, fanno l’amore, si riposano, si ammalano, invecchiano e muoiono. Insieme, questi tre progetti costituiscono le utopie degli anni 2000 e seguenti. Intendono dare senso alle nostre società disgregate, esplose.

      Osserviamo che la biologia molecolare sembra inglobare tutto, poiché la “verità” è nei nostri geni, supporto della vita. Ma questo inglobamento d’insieme è a sua volta inglobato nella vita del pianeta (Biosphere Two) che a sua volta ingloba la biologia nello stesso tempo in cui è inglobato da essa. Meglio ancora, l’Artificial Life ingloba i due precedenti, poiché questa vita artificiale vuole realizzare un’umanità superumana in un metapianeta, ma nello stesso tempo è inglobato dagli altri due poiché li imita, perciò ne sposa le frontiere.

      Quale conclusione trarre? Si può semplicemente constatare che il mondo obiettivo, con un Dio esterno che lo fonda garantendo le manifestazioni erratiche del reale con un rappresentante riconosciuto, è scomparso. Il reale non è più fuori, ma dentro, nell’intrico dei livelli, nella relazione gerarchica delle reti.

      Di colpo, nessuna ideologia può funzionare. A questo punto le ideologie abbozzano alcuni tentativi che non hanno eco. Infatti i loro discorsi sono sempre ripresi altrove, in alcune spirali imprevedibili che danno un senso di vuoto. Tentate una sorta di biologismo eugenico in ultima istanza in una biosfera Terra-Patria… o anche un ecologismo primario come la deep ecology o l’ecofemminismo in una genetica della diversità che se ne infischia delle bipartizioni ideologiche di ogni ordine, compresi i manicheismi ecologici menzionati… Tutti tentativi che la scienza espelle come ingenuità primarie. Con l’Artificial Life fa il suo ingresso la fantascienza, in una forma particolare: una fantascienza utopica.

      * Lucien Sfez
      Brano tratto dal libro La salute perfetta, pubblicato da Spirali, Milano anno 2001 (pagg. 31 – 33)


      Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

      ArtificialLife Biologia Biosfera Genoma Utopia
      Lucien Sfez

      Lucien Sfez (1937-2018) Teorico e docente della scienza politica, è stato docente all'Università Parigi I (Pantheon-Sorbona), dove ha diretto il dottorato Comunicazione, tecnologie e potere. È stato autore di molte opere, tra cui Critique de la décision, La politique symbolique e Critique de la communication, che hanno contribuito al rinnovamento della scienza politica.

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