Un modo di considerare l’efficacia, che leggiamo in particolare nelle Arti della Guerra della Cina antica, è non riconfigurare la situazione in termini ideali, di cui si fa un piano e che si pone a scopo, ma far maturare le condizioni incontrate, proprio quelle nelle quali ci si trovi implicati. Ciò significa trasformare silenziosamente la situazione in cui si è coinvolti in modo tale che essa inclini progressivamente in senso favorevole e che da questo inflettersi graduale, che va a formare un declivio, scendano da sé come conseguenza gli effetti, e quindi, indirettamente, in rapporto a ogni fine a cui si tende: per quanto infimi siano all’inizio, i fattori portanti reperiti all’interno della situazione, chi sa farli crescere potrà far volgere il “potenziale della situazione” dalla sua parte (la nozione shi, che si rende come la tendenza che orienta il corso della storia).
Ricordiamoci le massime del Sunzu: “se il nemico arriva riposato, cominciate a stancarlo; se arriva sazio, cominciate ad affamarlo; se arriva unito, cominciate a disunirlo. Senza che nemmeno se ne renda conto, trasformatelo finché abbia perso la capacità di resistervi; da quel momento, appena lo attaccate, è disfatto, e “l’azione” diventa inutile”.
Ho tratto in particolare la nozione strategica di maturazione da un aneddoto riferito nel Mencio: un contadino, che vuole che il suo grano cresca, tira i germogli; la sera, quando i suoi figli accorrono a vedere il risultato, è tutto secco. Tirando i germogli, mirando con questa azione direttamente all’effetto, ha forzato l’effetto e ha prodotto immancabilmente un contro-effetto. La crescita è infatti nella situazione: il grano che è nella terra e chiede solo di crescere. Bisogna restare comunque passivamente ai bordi del campo e guardare crescere: aspetto che cresca…? Certamente no: è opportuno solo, dice il Mencio, fare quel che ogni contadino sa, che è discreto e non eroico: giorno per giorno zappare, sarchiare, vangare, intorno al germoglio; favorire la crescita significa favorire la trasformazione silenziosa che si compie a poco a poco, sotto i nostri occhi, ma senza che ce ne accorgiamo, finché il grano un giorno sarà maturo e resterà solo da falciare.
Aiutare ciò che viene da sé, dice anche facendo eco il Laozu, facendo cadere la nostra opposizione greca tra naturale e tecnico (physis/techné). La Cina terra di agricoltori e non di pastori, che ignora il Dio che guida il suo gregge e a esso si rivolge, non ha smesso di meditare la maturazione silenziosa dell’effetto. Ha diffidato della Parola quanto dell’Azione, perché l’una quanto l’altra le sembrano un intervento forzato. Lo stesso Saggio (Confucio) non insegna ai suoi discepoli, non fa lezione, non consegna loro alcun Messaggio: si limita, incitandoli giorno dopo giorno, con brevi indicazioni date a ognuno secondo la sua situazione, come altrettanti colpi di pollice, o colpi di vanga, a far maturare in loro la saggezza.
* François Jullien
Brano tratto da “Le trasformazioni silenziose”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore, Milano, anno 2009.
Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale
