La sopravvivenza e l’espansione delle PMI in Italia richiede un colpo di reni su almeno due leve: la formazione adeguata ai tempi di incertezza e l’inserimento di giovani manager nelle strutture per ridare fiato a organizzazioni dove le competenze sono in mano agli over 50 prossimi alla pensione. Il cambiamento del contesto internazionale, dettato da fattori geopolitici e dal rincaro delle materie prime, l’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale e le difficoltà a reperire credito, inducono a prudenza. Come cambieranno gli assetti organizzativi delle piccole e medie imprese nel nostro Paese? Abbiamo affrontato la questione con l’Avv.to Nicola Spadafora, presidente di Confapi Milano.


Ci sono alcuni fattori critici che stanno condizionando l’andamento delle piccole e medie imprese. Ricordiamo l’intelligenza artificiale, ma anche il costo dell’energia, nonché l’adeguamento alle necessità che vengono dalle nuove generazioni. Come impattano questi fattori sulle strutture organizzative delle piccole e medie imprese?

Nicola Spadafora – Io credo che bisogna fare innanzitutto una premessa.  Il 94% – anzi più del 94% – delle realtà italiane sono piccolissime e micro imprese. Per oltre il 70% di queste si tratta di realtà familiari, realtà che oggi si trovano a doversi confrontare con tutta una serie di problemi e di incertezze che possono andare dalle questioni geopolitiche al costo delle materie prime, all’onerosità dell’energia elettrica, alla ricerca di competenze e di necessità di formazione che qualche anno fa non si avvertivano. Quindi è un mondo nel quale il vecchio modello della piccola e della piccolissima impresa oggi si trova decisamente in difficoltà.

Dal nostro punto di vista occorre fare cultura di impresa, occorre diffondere tra i piccoli e piccolissimi imprenditori un nuovo modo di fare impresa. Per farlo noi cerchiamo di avvicinarci ai piccoli imprenditori al fine di dare loro strumenti formativi nuovi. Da questo punto di vista noi crediamo che l’associazione abbia oggi il compito non solo di rappresentare – e quindi dare rappresentanza datoriale – ma soprattutto di fornire strumenti nuovi che possano adeguare queste piccole realtà ai contesti nei quali si trovano a lavorare.

Il tessuto produttivo italiano necessita di tecnici e di esperti che oggi sono tutti concentrati tra le persone più agée. Come si potrà sopperire quando tutto questo personale entro 8 – 10 anni migrerà verso la pensione?

Nicola Spadaforza – Noi oggi affrontiamo diverse problematiche. Innanzitutto, uno dei problemi che affronta buona parte delle nostre piccole realtà è sicuramente quello legato alla carenza di tecnici specializzati o di operai specializzati. E anche il fatto che purtroppo tante giovani generazioni stanno lasciando il nostro paese. Sappiamo, dati alla mano, che negli ultimi 10 anni oltre 300 mila giovani under 34 hanno lasciato il nostro paese: quindi oggettivamente ci troviamo in una situazione di sofferenza dal punto di vista della domanda di lavoro.

Al contempo noi abbiamo un altro problema, che è quello di riuscire a convincere i manager a poter lavorare nel contesto delle piccole e piccolissime imprese, perché noi sappiamo che un manager è più orientato a svolgere le proprie mansioni – e quindi a inserirsi in un contesto lavorativo – di grande azienda, perché c’è sempre il timore che il rapporto tra manager e piccolo imprenditore possa trasformarsi in uno scontro, magari anche generazionale: uno scontro di visioni tra un imprenditore che ha un carattere estremamente forte e un manager che molto spesso subisce questo tipo di atteggiamento. Quindi il nostro compito è cercare di unire queste generazioni e far capire che la generazione uscente – gli imprenditori – hanno bisogno di cambiare il proprio modello di business, anche favorendo l’inserimento di competenze manageriali che nelle piccole imprese molto spesso non ci sono.

Dall’altra parte occorre far capire agli imprenditori e ai manager che lavorare anche in piccoli contesti può offrire delle grandi opportunità. Da un punto di vista confederativo il nostro compito è anche offrire quegli strumenti che vadano incontro ai bisogni dei manager per far sì che le piccole aziende possano cercare di colmare anche questo gap da un punto di vista dimensionale. E per colmarlo dobbiamo cercare in fare in modo di attribuire – quindi conferire – delle competenze che oggi sono spesso assenti.

Si preparano dei mesi caldi dal punto di vista della storia e della cronaca. Andremo ad affrontare una questione geopolitica di fondo che riguarda l’Europa, ci sono tensioni per i prezzi sulle materie prime e poi ci sono la finanziaria e i conti pubblici che dovranno essere visti e affrontati dal governo. Come pensate di navigare in questo mare che si presenta incerto?

Nicola Spadafora – Purtroppo sono anni che viviamo una situazione di assoluta incertezza. Basta vedere quello che è accaduto negli ultimi 5 anni, a partire dalla pandemia per arrivare alla guerra in Ucraina e a tutte le tensioni, anche a livello energetico, con le tensioni in Medio Oriente. E poi le difficoltà con l’operazione americana dei dazi. Insomma, sono anni e anni che purtroppo si manifestano crisi che hanno determinato delle necessità di intervento da parte dei nostri piccoli e medi imprenditori. Certo quello che abbiamo dimostrato in questo periodo è sicuramente un grande spirito di adattamento, una grande resilienza, oltre alla volontà di trovare sempre delle soluzioni concrete rispetto ai problemi che si sono via via posti.

Sicuramente è un periodo di grande incertezza. Lo sappiamo. Il costo dell’energia purtroppo è un fattore di grande difficoltà per tutte le nostre imprese, soprattutto dal punto di vista della garanzia della competitività rispetto ai nostri concorrenti internazionali. Il costo delle materie prime sicuramente rappresenta un’altra incertezza e non possiamo fare nient’altro che navigare a vista. I nostri piccoli imprenditori devono continuare ad essere resilienti. Non abbiamo altra scelta, dobbiamo essere prudenti. Questo purtroppo si sta riflettendo – soprattutto nell’ultimo periodo – in una difficoltà evidente nel poter organizzare i nostri investimenti.

Quindi è un periodo nel quale abbiamo difficoltà ad accedere a nuova finanza, ci sono difficoltà ad accedere al credito bancario e questo si sta purtroppo ripercuotendo anche sulla possibilità di fare investimenti. Noi però ci siamo. Il nostro obiettivo è comunque andare avanti, nonostante tutto. Io continuo a ripetere che i nostri piccoli e medi imprenditori sono degli eroi, perché nonostante tutto, nonostante le difficoltà, nonostante la burocrazia, nonostante le esigenze di semplificazione, continuano a svolgere le loro attività con grande impegno. Il nostro obiettivo è cercare di crescere e l’associazione sarà sempre a fianco delle imprese.


Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

Giornalista italiano specializzato in economia, finanza e mercati, autore di analisi e approfondimenti dedicati ai principali scenari economici nazionali e internazionali.

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