I profondi cambiamenti che ogni azienda del mondo produttivo sta attraversando non possono essere affrontati in solitudine. Le Piccole e Medie imprese necessitano di competenze che spesso non si trovano al proprio interno e così è necessario trovare partner industriali e tecnologici che aiutino a traguardare le sfide. La salvaguardia del tessuto industriale italiano dipende dalla capacità di adattarsi alle novità con nuovi modelli organizzativi. Siamo riusciti a trasformare materie prime che non abbiamo. Perché non dovremmo riuscire a trasformare i dati che invece abbiamo accumulato e stiamo accumulando? Le riflessioni di Marco Taisch, docente di Impianti industriali meccanici nel Dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano.


Con i numerosi fattori critici in atto, quanto rischiamo di perdere nella filiera del tessuto produttivo delle piccole e medie imprese italiane?

Marco Taisch – L’Italia, e l’Europa in generale, hanno già perso il treno dello sviluppo degli algoritmi di intelligenza artificiale che ormai vengono fatti negli Stati Uniti e in Cina. Noi siamo tra i grandi Paesi che adottano queste tecnologie. Non possiamo perdere il treno dell’adozione e su questa noi dobbiamo concentrarci in Italia, un paese che ha fatto della manifattura il proprio cavallo di battaglia trasformando materie prime, pur non avendo materie prime. L’Italia deve diventare un paese che trasforma dati per mantenere la competitività delle nostre imprese. Io credo che il treno non sia ancora perso, possiamo recuperare. Oggi arriva una nuova frontiera tecnologica che è quella dell’Intelligenza artificiale e fisica, come quella degli umanoidi, ed è lì che io vedo la possibilità per il nostro sistema industriale di rimanere competitivo.

Gli investimenti in Intelligenza artificiale in Italia, quali sono le tendenze per quanto riguarda le piccole e medie imprese?

Marco Taisch – I dati ci dicono che il 30% delle aziende italiane ha già sperimentato – non adottato, sperimentato! – l’Intelligenza artificiale. Esiste poi un altro dato: solo il 2% delle imprese ha messo in produzione l’effettiva adozione di questi algoritmi e di questi approcci. E questo invece è un numero troppo, troppo basso. L’investimento in Intelligenza artificiale non è elevatissimo, se si pensa che questi strumenti costano molto poco. Costano molto meno di una macchina utensile o di un impianto. Il vero tema è che il costo sta nel ridisegno organizzativo complessivo, perché servono competenze, perché bisogna ridisegnare i processi organizzativi e i processi industriali. Per far questo io credo che le industrie italiane, ovvero le nostre piccole e medie imprese, abbiano un’unica strada che è quella di affidarsi a partner specializzati. Pensare di sviluppare le competenze solo al proprio interno è assolutamente velleitario.


Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

Giornalista italiano specializzato in economia, finanza e mercati, autore di analisi e approfondimenti dedicati ai principali scenari economici nazionali e internazionali.

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