Da molti è stata identificata e definita come la “questione delle questioni”, perché in gioco c’è la sopravvivenza delle imprese stesse. L’Intelligenza artificiale preoccupa gli imprenditori sotto l’aspetto degli investimenti e del management, per gli aspetti organizzativi. Un altro problema riguarda invece l’esistenza stessa dell’azienda. Si tratta della questione demografica.

Sappiamo che in Italia e in Europa – anche a livello internazionale – è in corso un calo demografico. In particolare, in Italia e in Europa lo si avverte e lo si registra da almeno 20 se non 30 anni. Nelle altre economie a livello internazionale il fenomeno si sta manifestando in questo periodo storico e in alcuni casi avviene per la prima volta. In Cina, ad esempio, il tasso di natalità registra da anni una tendenza alla flessione, tanto che nel 2025 è scivolato al minimo storico. Per quanto ci riguarda è un fenomeno che osserviamo da tantissimi anni: in Italia non raggiungiamo più la soglia di sostituzione. Cosa significa? Se ogni donna nella sua vita non genera almeno 2,2 bambini la popolazione tende a calare. Così, alla generazione successiva non ci sono gli stessi maschi e femmine che si sono registrati fino alla generazione precedente.

L’Istat ha sentenziato i suoi dati e indica che con meno di 400 mila nascite all’anno siamo destinati nel giro di una o due generazioni a diventare una popolazione di 30 milioni di abitanti. In sostanza, in 12 anni il tasso di natalità nel nostro Paese è calato del 30% e oggi siamo terzultimi in Europa per nuove nascite.

L’impatto sulle imprese è serissimo. I lavoratori che stanno andando in pensione – e questo accade per la prima volta nella storia della società italiana – non sono più sostituiti da quelli della generazione successiva. Numericamente mancano persone da destinare all’occupazione, al ricambio generazionale, al proseguimento delle attività economiche. La buona notizia è che forse i nostri figli troveranno più facilmente un posto di lavoro, ma si tratta di una magra consolazione.

C’è anche un altro aspetto molto importante: coloro che stanno andando in pensione sono tutti nativi analogici, mentre oggi sono tutti quanti nativi digitali. Ma attenzione, perché quelli che stanno andando adesso in pensione sono quelli che hanno grande esperienza; infatti si ricordano ancora come funzionavano gli impianti produttive e le attrezzature prima di essere digitalizzate. Finché nelle aziende esistono figure professionali e tecniche vicine al pensionamento si trovano risposte ai problemi all’interno dell’azienda, ma – dati demografici alla mano – entro il 2035 tutti i nativi analogici saranno andati in pensione. Nel frattempo sarà andata in pensione anche gran parte della generazione intermedia che, nata analogica, si è progressivamente formata e specializzata sul digitale.

Ma poi il mondo del lavoro vedrà la massiccia presenza di giovani e di persone che non hanno mai irrobustito la loro cultura del saper fare. Questo problema è da affrontare da subito. Dobbiamo focalizzare le nostre energie per fare sì che i nativi digitali siano messi in grado di portare avanti il nostro mondo, un mondo che sarà digitale ma che ha ancora un tronco di conoscenze e di competenze analogiche.

Questa è la sfida più grande da affrontare e da superare. Siamo entrati nella civiltà della conoscenza. La si coltivi come tale, senza rinunciare a quel patrimonio conoscitivo che è custodito dagli anziani, che sono stati i promotori dello sviluppo e che possono continuare ad esserne i guardiani. Non si può e non si deve lavorare fino a 80 anni. Ma consigliare e trasmettere informazioni ed esperienza non solo è lecito, sarà doveroso per garantire la sopravvivenza delle imprese e della stessa civiltà che abbiamo creato.


Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

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