Meglio affrontare il tema raccontandolo sotto forma di storia. Immaginiamo una vicenda comune. Sono in ufficio, alle prese con una pratica complicata. Mia moglie mi chiama e mi dice che la piccola Roberta ha una forte tosse e un principio di otite. C’è bisogno di un antibiotico e di uno sciroppo fluidificante. La prescrizione medica è stata firmata dalla pediatra. Bisogna andare a ritirarla e poi passare dalla farmacia con urgenza e portare a casa i rimedi. Lo studio della dottoressa è lontano. Non ho l’auto. Che fare? Chiedo a Steno, il compagno di scrivania, se mi può prestare la sua utilitaria per fare queste commissioni e poi rientrare presto in ufficio per completare il lavoro senza intralciare l’attività dei colleghi. Steno mi consegna le chiavi della vettura. Le ho in mano. Posso andare.
Esco dalla sede della banca in tutta fretta. Vado al parcheggio e prendo l’auto di Steno. Sono in strada e, percorse poche centinaia di metri, la polizia mi ferma per un controllo. L’uomo in divisa mi chiede carta di identità, patente e libretto di circolazione. Porgo i documenti all’agente, che li esamina con cura.
La storia prosegue, ma dipende dal luogo in cui ci si trova. E allora la sdoppiamo. Immaginiamo prima di essere in Italia, a Firenze. E poi in Germania, a Francoforte. Vediamo, con le stesse condizioni e i medesimi imprevisti, cosa accade.
A Firenze il poliziotto mi chiede perché l’auto risulta intestata a una persona che non sono io. Rispondo narrando l’accaduto, la storia per filo e per segno di quel pomeriggio alquanto complicato. Quella vettura appartiene a un collega che me l’ha prestata per aiutarmi ad affrontare al meglio la disavventura. Il poliziotto comprende e mi crede: la narrazione è verosimile, mi giustifica, mi riconsegna i documenti e mi lascia andare, con i migliori auguri di guarigione per la piccola Roberta.
A Francoforte si ripete la stessa scena con le stesse domande e risposte. Ma il poliziotto aggiunge un’altra richiesta. Se l’auto non è mia, quale carta o atto indica che mi è stata prestata? C’è un foglio che certifica di aver avuto in comodato d’uso quella vettura? Il collega Steno ha messo giù due righe per indicare la concessione all’utilizzo della sua automobile con gli orari prestabiliti? Rispondo che no, mi è stata data per un’ora, al fine di uno scopo di breve durata. Gliel’ho detto: devo andare dal dottore…
Il poliziotto tedesco non è convinto: l’auto potrebbe essere stata rubata e il mio racconto potrebbe essere falso. Per questo gli agenti in divisa, con determinazione mi prelevano e mi portano in ufficio per ulteriori controlli. La verifica, per fortuna va a buon fine. Vengo rilasciato dopo mezz’ora, senza scuse. Cara grazia che non mi hanno fatto una multa. Ma il mio nome è stato registrato in un faldone, perché ogni atto viene memorizzato. Non si sa mai.
Questa storia, identica, ma duplicata in due condizioni diverse, mostra un opposto atteggiamento di fronte al comportamento dei cittadini. Nel primo caso, in Italia – e diciamola breve – è lecito fare tutto quello che la legge non prescrive come divieto o come obbligo. In Germania, invece, si è obbligati a fare quello che dice la legge e se ci si comporta in modo diverso, si commette un illecito o, al peggio, un reato.
Questo criterio di fondo, frutto di una mentalità e delle leggi in uso, è applicato anche nella sicurezza sul mondo del lavoro. Vediamo un esempio. In Italia, in alcuni capannoni – soprattutto delle piccole imprese – i guidatori dei muletti per il trasporto delle merci nei magazzini possono operare in libertà e seguire traiettorie spesso non delineate. In Germania si è obbligati a seguire un determinato percorso e quello deve essere l’unico tragitto possibile: gli altri non sono consentiti. Risultato: in Italia i percorsi dei muletti sono diversi in ogni operazione logistica e gli altri operai presenti in azienda possono di fatto transitare nelle zone di passaggio perché non esiste alcuna indicazione precisa e obbligata. In Germania il muletto è obbligato a percorrere quell’itinerario e solo quello. Per gli altri operai vige l’espresso obbligo di non interferire con la loro presenza nelle operazioni di carico e di scarico dei pallets. Non ci sono scuse o giustificazioni.
Questa riflessione aiuta, forse, a comprendere in parte o in tutto perché l’anno scorso gli infortuni sul lavoro sono stati oltre 600 mila in Italia e 175 mila in Germania. I morti sul lavoro 1189 in Italia e 299 in Germania.
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