Per anni il titolo di studio è stato considerato una delle principali porte d’ingresso nel mercato del lavoro qualificato. Ma il mercato sta cambiando e con esso anche il significato di “profilo qualificato”.

Le imprese non cercano soltanto persone che abbiano studiato una materia: cercano persone capaci di fare, risolvere problemi e utilizzare strumenti professionali. Il fenomeno è particolarmente evidente nei settori tecnici, digitali, industriali e commerciali. Nel 2026 quasi un’assunzione programmata su due in Italia risulta difficile da coprire. E la difficoltà riguarda soprattutto competenze che non si trovano facilmente sul mercato.

Il ruolo delle academy aziendali

È qui che entra in gioco un nuovo modello: assumere il potenziale e costruire internamente la competenza. Un giovane diplomato, un tecnico, un professionista proveniente da un altro settore possono diventare altamente specializzati attraverso percorsi formativi progettati direttamente dall’impresa. L’azienda, in questo scenario, non è più soltanto il luogo in cui si applicano competenze acquisite altrove, ma diventa essa stessa una scuola professionale avanzata.

Nel 2025 le imprese italiane prevedevano oltre 2,3 milioni di inserimenti di qualificati o diplomati professionali e 1,3 milioni di diplomati. E anche i diplomati ITS, pur essendo ricercati in misura crescente, risultavano difficili da reperire.

La questione, dunque, non è più semplicemente “laureato o non laureato”. La vera domanda diventa: quali competenze possiede questa persona e quanto velocemente possiamo portarle al livello richiesto?

Per le aziende si apre una strada strategica. La selezione potrà concentrarsi maggiormente su attitudini, motivazione, capacità logiche, competenze di base e predisposizione all’apprendimento. Il resto potrà essere costruito attraverso Academy, bootcamp, apprendistato, formazione on the job e percorsi di reskilling. È una logica coerente con l’approccio europeo “skills-first”, che punta proprio a collegare formazione, occupazione e competenze richieste dal mercato.

Ma che cosa insegneranno concretamente le Academy aziendali?

Prima di tutto, competenze immediatamente operative. Un futuro tecnico di manutenzione potrà imparare diagnostica, sensoristica, automazione e manutenzione predittiva. Un operatore industriale potrà essere formato su robotica, PLC, controllo qualità e sicurezza. Un profilo digitale potrà acquisire competenze di analytics, strumenti cloud, automazione e intelligenza artificiale. Un commerciale potrà essere formato su CRM, vendita consulenziale, analisi dei dati e gestione della relazione con il cliente. Il principio sarà semplice: non insegnare tutto, ma insegnare ciò che serve per svolgere bene quel lavoro.

A questa formazione tecnica si aggiungeranno però competenze trasversali sempre più importanti. Comunicazione, problem solving, lavoro in squadra, gestione del tempo e capacità di apprendere continuamente diventeranno parte integrante del curriculum professionale.

L’altra rivoluzione: la formazione non finirà con l’assunzione

L’Academy diventerà probabilmente un sistema permanente di aggiornamento. La carriera, quindi, potrà essere costruita per livelli di competenza, non soltanto per titoli accademici. Prima si impara il mestiere, poi si acquisiscono competenze avanzate. Successivamente si può passare alla specializzazione, alla supervisione e alla responsabilità di processo.

Anche l’Europa sta spingendo in questa direzione. La Commissione europea indica nella formazione professionale e nell’apprendimento permanente strumenti essenziali per affrontare la carenza di competenze e le transizioni digitale e verde. Non sorprende quindi che le competenze tecniche e professionali siano al centro delle nuove strategie europee sul lavoro.

Per le Academy aziendali questo significa progettare percorsi molto più vicini alla realtà produttiva. Aula e lavoro dovranno fondersi. Lezioni brevi, simulatori, laboratori, esercitazioni su macchinari reali, casi aziendali e affiancamento a professionisti esperti saranno probabilmente più importanti della formazione esclusivamente teorica. Il candidato non dovrà soltanto dimostrare di conoscere una materia, dovrà dimostrare di saperla utilizzare.

Cambierà anche il modo di certificare la crescita

Al diploma potranno affiancarsi certificazioni tecniche, badge digitali, prove pratiche e valutazioni sulle competenze effettivamente acquisite. In altre parole, il curriculum del futuro potrebbe raccontare non solo dove hai studiato, ma soprattutto che cosa sai fare. Sarà una trasformazione importante anche per chi oggi teme di essere escluso perché non possiede una laurea.

Naturalmente la laurea continuerà a essere indispensabile per molte professioni e rimarrà un percorso fondamentale in numerosi ambiti. Ma per una parte crescente del mercato il confronto sarà meno ideologico e più concreto.

La domanda sarà: questa persona possiede, oppure può acquisire rapidamente, le competenze che ci servono? È qui che la formazione aziendale può diventare un vero strumento di recruiting.

Cambiano i docenti

L’impresa non aspetta più necessariamente di trovare sul mercato il professionista perfettamente formato. Può cercare persone con il potenziale giusto e costruire quel professionista al proprio interno

Per farlo servono Academy capaci di leggere i fabbisogni futuri, progettare skill map e trasformarle in percorsi formativi misurabili.

Servono docenti tecnici, tutor aziendali e manager coinvolti direttamente. E serve soprattutto una cultura nella quale formare una persona significhi investire nel business, non semplicemente organizzare corsi.

Il vantaggio può essere doppio

L’azienda riduce il problema della scarsità di competenze. La persona acquisisce una professionalità concreta, spendibile e progressivamente più qualificata. È esattamente il tipo di approccio che può contribuire a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, problema che continua a essere rilevante in Italia e in Europa.

Il futuro del lavoro senza laurea, quindi, non è necessariamente un futuro di lavori “meno qualificati”, può essere l’opposto. Un futuro nel quale la qualifica viene costruita attraverso competenze avanzate, esperienza, certificazioni e apprendimento continuo. E nel quale l’azienda diventa, sempre di più, il luogo dove il talento viene trasformato in professionalità.


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Laureata in lingue all'Università di Milano, collaboratrice Economia Corriere della Sera. Ha scritto anche per Il Sole 24 Ore e il periodico della Aldai-Federmanager. È autrice di libri sulla lingua inglese, pubblicati da Rizzoli e Mondadori. Attualmente è editor-in-chief del magazine on line DiPlanet.Tech, pubblicato da Emmegi Group di Milano.

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