Il nuovo scenario globale: crisi degli aiuti e ascesa del “trade over aid”
Nel 2025 l’APS dei paesi donatori è sceso di 43 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente; gli Stati Uniti da soli hanno tagliato il 56,9% dei propri fondi, contribuendo per circa il 75% alla contrazione globale.
La cooperazione “di base” (progetti e programmi al netto di rifugiati, emergenze e cancellazione del debito) ha registrato un calo del 26,3%, il più alto mai rilevato.
Parallelamente, cresce la pressione per modelli di cooperazione che privilegino investimenti diretti, partnership commerciali e strumenti finanziari innovativi, in linea con le agende di sviluppo africane e con iniziative come il Global Gateway dell’UE.
Il Piano Mattei come “terza via” italiana
Il Piano Mattei è definito dal governo come progetto strategico di diplomazia, cooperazione e investimento, fondato su un approccio “globale e non predatorio” e su sei direttrici: sanità, istruzione/formazione, agricoltura, acqua, energia e infrastrutture.
Integrazione tra aiuti e investimenti: la dotazione iniziale è di 5,5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi dal Fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi dai canali della cooperazione allo sviluppo.
Partnership paritarie: il Piano prevede lo sviluppo di nuovi progetti e il sostegno ad iniziative già in corso, condividendone elaborazione e attuazione con i paesi partner, per garantire valore aggiunto alle popolazioni locali.
Architettura finanziaria rafforzata: accordi con Banca Mondiale, Banca Africana di Sviluppo (Mattei Plan–Rome Process Financing Facility), garanzie UE (TERRA, RISE) e sinergie con UNDP, IFC, IFAD, FAO e African Finance Corporation.
Secondo l’analisi ISPI di Giovanni Carbone, il Piano Mattei prova a superare la contrapposizione tra mercato e assistenza, integrando investimenti privati e pilastro pubblico in un modello negoziale che tiene conto delle priorità africane.
Formazione di personale qualificato: una priorità strategica
Alla luce delle dinamiche in atto – calo degli aiuti, complessità degli strumenti finanziari, necessità di negoziazioni tecniche con partner africani e istituzioni multilaterali – la formazione di personale qualificato diventa un fattore abilitante per il successo del Piano Mattei.
Perché serve formazione specifica
Gestione di strumenti finanziari innovativi: garanzie, fondi multilaterali, conversione di crediti bilaterali in progetti di sviluppo richiedono competenze tecniche avanzate in finanza dello sviluppo, risk assessment e strutturazione di operazioni.
Negoziazione e diplomazia economica: il modello negoziale del Piano richiede figure capaci di interlocuzione tecnica con governi africani, istituzioni finanziarie e imprese, su temi che spaziano dall’energia alle infrastrutture digitali.
Monitoraggio e valutazione d’impatto: la rendicontazione parlamentare (Terza Relazione annuale) e il coordinamento con il Global Gateway UE richiedono capacità di misurazione dei risultati, allineamento agli SDG e comunicazione istituzionale.
Come il Piano Mattei declina formazione e capacity building
Il Piano include esplicitamente l’istruzione e la formazione tra le sei direttrici strategiche, con iniziative dedicate alla “Ricerca e Alta Formazione” coordinate dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).
Programmi di alta formazione: il MUR ha attivato percorsi per formare esperti italiani e africani su temi chiave del Piano (energia, infrastrutture, governance dello sviluppo), anche attraverso partnership universitarie e centri di ricerca.
Capacity building locale: i progetti sono concepiti per condividere know-how con i paesi partner, rafforzando le competenze delle istituzioni africane nella gestione di programmi complessi.
Sinergie con istituzioni internazionali: la collaborazione con Banca Mondiale, AfDB e altre agenzie offre opportunità di formazione on-the-job per funzionari italiani e africani coinvolti nelle operazioni finanziate.
Implicazioni per la cooperazione italiana
Il Piano Mattei si colloca come un esperimento di “cooperazione ibrida”, in cui gli aiuti non scompaiono ma diventano leva per attrarre investimenti privati e strutturare partnership sostenibili.
Posizionamento internazionale: l’Italia mantiene stabili i propri stanziamenti APS (unica nel G7 a non tagliare), ma li reindirizza verso progetti ad alto impatto e leva finanziaria.
Rischio di sovraccarico operativo: la complessità degli strumenti e la molteplicità dei partner richiedono una macchina amministrativa agile e personale formato su finanza, negoziazione e valutazione d’impatto.
Opportunità di leadership: se ben implementato, il modello Mattei può diventare un riferimento europeo per una cooperazione che combina solidarietà, interessi strategici e sostenibilità economica.
L’incontro del 6 ottobre presso l’Associazione Stampa Estera a Roma, con esperti ISPI, InfoCooperazione, Banca Mondiale e la Struttura di Missione per il Piano Mattei, offre un’occasione per approfondire proprio questi nodi: come bilanciare aiuti e investimenti, quali competenze formare e come misurare l’impatto reale del nuovo modello italiano di cooperazione con l’Africa.
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