In questo periodo, dopo l’approvazione in via definitiva da parte del Senato (23 settembre 2026) del disegno di legge che attribuisce le deleghe al governo per un nucleare sostenibile nel nostro Paese, il dibattito è entrato nel vivo. Il rincaro dei prezzi dei combustibili costringe l’Italia e l’Europa intera a ripensare la politica energetica, senza la quale non è possibile garantire ai cittadini, alle famiglie e alle imprese le risorse per vivere e produrre. Il solare, l’eolico, l’idroelettrico e altre forme di approvvigionamento sostenibile non bastano. Le scelte convergono verso la soluzione di installare minireattori nucleari. Ma il Paese è pronto? Ci sono le competenze nel nostro Paese per affrontare questa sfida?

Lo abbiamo chiesto a Roberto Adinolfi, presidente di Ansaldo Nucleare S.p.A.


La ripresa delle attività del nucleare in Italia richiede anche competenze tecniche, formazione. Quanto il sistema educativo universitario è pronto per dare il suo contributo a questo comparto?

Roberto Adinolfi – L’Italia ha sempre mantenuto attivo un suo sistema educativo in campo nucleare, anche dopo le scelte referendarie che avevano chiuso il comparto. In Italia esistevano sin dagli anni Settanta ben sette università che si occupavano della formazione di tecnici nucleari. Tutte queste realtà accademiche hanno continuato in qualche modo ad operare formando un certo numero di laureati.

Un numero che si è ovviamente ridotto nel tempo perché poche erano le opportunità di occupazione in questo settore specifico nel nostro paese. Molte di queste persone formate in Italia sono andate all’estero. Oggi abbiamo gruppi significativi di esperti che dall’Italia sono andati in diversi paesi europei e vediamo con piacere che esiste una ripresa di interesse da parte dei giovani verso le discipline universitarie che trattano la materia.

Basta questo? No, non basta perché la domanda che possiamo immaginare collegata a una possibile ripresa del nucleare in Italia va ben al di là delle attuali capacità formative che esistono nel paese. Di fatto vediamo anche alcune industrie che hanno cominciato a muoversi per cercare di aiutare le università e collaborano con loro per la formazione di specialisti sul campo.

Quanto sarà possibile il ricorso a risorse straniere, dall’estero per colmare quei vuoti che inevitabilmente potrebbero esserci?

Roberto Adinolfi – Io credo che tutto dipenda dalle modalità con cui si procederà per la ripresa del nucleare in Italia. Ogni opportunità verrà perseguita. Se ci sarà affidabilità, non ho dubbi che sarà possibile attirare talenti anche dall’estero verso il nostro paese. Ne abbiamo già qualche segnale. Ma è chiaro che il punto dirimente sarà l’affidabilità e la credibilità sul lungo termine di una ripresa del nucleare nel nostro paese.


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Giornalista italiano specializzato in economia, finanza e mercati, autore di analisi e approfondimenti dedicati ai principali scenari economici nazionali e internazionali.

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