A fotografare questa trasformazione è anche Lectra, azienda internazionale specializzata nelle tecnologie per il Fashion, che nella sua analisi “5 tendenze chiave che ridefiniranno la moda nel 2026” individua cinque direttrici destinate a modificare profondamente il settore: digitalizzazione e Industria 4.0, trasformazione della supply chain, nuovo rapporto tra prezzo e valore, sostenibilità e compliance, crescita del second-hand.

Per le Corporate Academy e per chi progetta formazione manageriale, il messaggio è particolarmente rilevante: il vero tema non è soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire le competenze manageriali per governarle.

Dalla digitalizzazione alla leadership tecnologica

Per le Academy questo significa ripensare il concetto stesso di formazione manageriale.

Il manager del Fashion di domani non dovrà necessariamente essere un tecnologo. Dovrà però capire la tecnologia, interpretare i dati e soprattutto saper decidere come utilizzarli per generare valore.

AI, automazione, analytics e nuovi strumenti digitali diventano così parte integrante dei percorsi di leadership, non moduli specialistici confinati ai dipartimenti IT.

Il nuovo profilo del manager Fashion

La trasformazione della supply chain rende ancora più evidente questo cambiamento. Le tensioni geopolitiche e commerciali stanno modificando le geografie produttive, mentre le aziende che hanno investito in AI, automazione, tracciabilità e digitalizzazione risultano meglio attrezzate per affrontare la complessità.

Servono quindi manager capaci di collegare business, tecnologia e operations. Persone in grado di leggere una filiera non soltanto attraverso costi e tempi, ma anche attraverso dati, scenari, resilienza, automazione e capacità di adattamento.

In questa ottica, le Academy possono diventare un vero laboratorio di innovazione manageriale: non semplicemente luoghi dove aggiornare competenze, ma ecosistemi nei quali sperimentare i nuovi modi di lavorare e decidere. È formare manager capaci di comprendere dove l’AI può cambiare un processo, come può supportare una decisione e quali nuove competenze organizzative richiede.

La differenza sostanziale: dalla formazione sullo strumento alla formazione sulla trasformazione. Il tutto riguarda l’intera catena del valore del Fashion, dalla progettazione alla produzione, dal marketing al retail, fino alla tracciabilità del prodotto.

La stessa logica vale per sostenibilità e compliance. Cresce sempre più la necessità di trasparenza, dati affidabili e tracciabilità dei materiali, anche alla luce dell’evoluzione della normativa europea.

Anche in questo caso, la tecnologia non è separabile dalle competenze manageriali.

Il futuro leader Fashion dovrà saper mettere in relazione sostenibilità, dati, tecnologia e strategia, trasformando obblighi normativi e nuove aspettative dei consumatori in elementi concreti di gestione del business.

Academy come talent engine

C’è poi una seconda dimensione, altrettanto importante: l’Academy non deve soltanto formare i manager, ma contribuire ad attrarli.

Se il Fashion ha bisogno di profili capaci di muoversi tra creatività, business, tecnologia, dati e sostenibilità, le Academy possono diventare un punto di incontro privilegiato tra imprese e nuovi talenti.

In altre parole, la Corporate Academy può diventare una vera “talent engine” del Fashion.

Inoltre, la crescita del second-hand e dei modelli circolari aggiunge un ulteriore livello di complessità: nuovi modelli di consumo richiedono innovazione, tracciabilità e nuove competenze lungo il ciclo di vita del prodotto.

Il quadro che emerge è quindi quello di un settore nel quale le competenze manageriali stanno evolvendo alla stessa velocità delle tecnologie. E proprio qui si gioca una partita decisiva per le Academy.

La sfida non è formare manager che sappiano usare le tecnologie di oggi. È costruire manager capaci di continuare ad apprendere, adattarsi e governare quelle di domani. Perché, in un Fashion in cui – come emerge dall’inchiesta di Lectra – l’incertezza è diventata la nuova normalità, la capacità di modernizzare processi, digitalizzare attività e reinventare i modelli di business diventa una componente essenziale della resilienza aziendale.


Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale

Laureata in lingue all'Università di Milano, collaboratrice Economia Corriere della Sera. Ha scritto anche per Il Sole 24 Ore e il periodico della Aldai-Federmanager. È autrice di libri sulla lingua inglese, pubblicati da Rizzoli e Mondadori. Attualmente è editor-in-chief del magazine on line DiPlanet.Tech, pubblicato da Emmegi Group di Milano.

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