Il grido di allarme era già stato lanciato nei mesi scorsi. Istituzioni legate alle imprese manifatturiere come Confindustria e Confapi da tempo continuano a mandare segnali al governo perché intraprenda iniziative atte a colmare un gap che rischia di ridurre la capacità produttiva dell’intero Paese. Le nuove tecnologie e l’avanzamento dell’innovazione richiedono competenze che si trovano con fatica. Il sistema industriale è costituito in gran parte da piccole e medie imprese dove il ricambio di personale è quasi assente.

Il numero di diplomati e laureati in discipline Stem in Italia è drammaticamente basso. Nei prossimi anni serviranno due milioni di tecnici. Come e dove trovarli? Intanto bisognerebbe evitare la fuga dei 12 – 15 mila laureati che ogni anno lasciano il Belpase per andare a cercare fortuna all’estero. Poi bisognerebbe recuperare i giovani che tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet, che sono il 15,6% della fascia giovanile, non proprio numeri da poco). Infine, bisognerebbe convogliare verso studi tecnico-scientifici i giovani che nel dubbio sul proprio futuro si sono iscritti o si iscrivono al liceo in attesa di fare chiarezza sul proprio futuro.

Ma se anche si attuassero procedure efficaci in tal senso si potrebbe ossigenare solo in parte il mondo delle attività produttive fameliche di competenze. Che fare? Qualche industriale comincia a guardare anche all’estero, visto che solo in India e in Cina si laureano in discipline Stem oltre 8 milioni di giovani ogni anno. Un bacino immenso di cervelli pronto a invadere mercato e imprese. Ma il sistema ha “escogitato” la proposta di creare una filiera di istruzione extra-curriculare, rappresentato dalle Academy. Il rapporto Assoknowledge ha stimato che le Academy aziendali, quelle legate a società iscritte a Confindustria, nel 2025 sono salite a 232 (nel 2010 erano una decina). La tendenza alla crescita è in atto tuttora, ma se si considerano anche le Academy non aziendali, il numero si avvicina al migliaio.

A questi numeri si aggiungano i 148 ITS, gli Istituti Tecnico Scientifici sparsi su tutto il territorio nazionale che offrono specializzazioni ai giovani dopo il diploma (ad esempio in meccatronica, informatica, comunicazioni, intelligenza artificiale). Il Pnrr ha fornito preziose risorse per irrobustire questo segmento formativo, ma la scuola pubblica non è di per sé sufficiente ad affrontare le sfide in atto.

La risposta non può che provenire dall’offerta extra-curriculare, dove le Academy, ma non solo, possono contribuire a colmare il gap. Master, corsi di specializzazione, masterclass, coaching, training, tutor: sono alcuni termini il cui uso è destinato a crescere, perché la cultura della formazione diventerà strategica nella società prossima ventura. La cultura digitale è entrata con forza in molte discipline umanistiche. Pensiamo alla grafica computerizzata e alla comunicazione integrata, solo per fare alcuni esempi. Basterebbe che agli oltre 2000 master in Business Administration oggi esistenti in Italia si potessero offrire corsi più orientati all’integrazione tra varie discipline, dove lo studio dei modelli gestionali sia affiancato da materie decisamente più legate a conoscenze pratiche e produttive. Una cultura del manager tecnico favorisce anche la preparazione di tecnici manager.

Come invogliare i giovani a prendere in considerazione queste opportunità qui, in Italia, e ora? Ci sono vari fattori su cui fare leva per attrarre studenti, diplomati e laureati a queste esperienze. Tra le ipotesi: la creazione di nuove figure professionali accattivanti e remunerative, la proposta di carriere sicure, la considerazione sociale da promuovere a tutti i livelli, la formulazione di prospettive future basate sulla continuità della formazione e della ricerca nei luoghi di lavoro.

Il sapere dell’Academy non è solo per le Academy: è la cultura che abbraccia in senso ampio tutto ciò che riguarda la formazione extra-curriculare, la linfa per creare una società dove le generazioni si possano confrontare su conoscenze indispensabili per avere buoni cittadini e imprese produttive.


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