Possiamo concepire l’Intelligenza Artificiale come un grande continente, una sorta di piattaforma estesa su tutto il globo, rappresentata come una mappa geografica, un terreno di scontro e di confronto tra le potenze in gioco, che sono le società attive su questo segmento. A suon di miliardi di euro di investimento si contendono il settore cinque grandi gruppi statunitensi, le Big Five (Microsoft, Google, Meta, Apple, Nvidia), ognuno dei quali si è accaparrato posizioni rilevanti in singole attività.
In alcuni suoi interventi, per trovare un’analogia, il filosofo Luciano Floridi ha fatto riferimento alla Conferenza di Berlino (15 novembre 1884 – 26 febbraio 1885), un incontro internazionale convocato dal cancelliere Otto von Bismarck per regolare l’espansione coloniale europea e spartirsi le zone d’influenza in Africa. In quell’occasione le principali nazioni europee si accordarono su una spartizione di tutto il continente nero, decidendo quali parti sarebbero state assegnate alla Francia, alla Gran Bretagna, all’Olanda, al Belgio, alla Germania e all’Italia.
Nello spazio digitale sta avvenendo qualcosa di simile. All’inizio i grandi gruppi si sono mossi allo stato brado, cercando di ramificare in ogni direzione lo sviluppo delle applicazioni di intelligenza artificiale. Ma questa strategia, complessa e universale, ha richiesto e richiede ingentissimi capitali. Una pressione competitiva che genera ansia e che spinge al dissanguamento degli operatori. Meglio mettersi d’accordo per individuare aree specifiche, col risultato di non sprecare risorse dove la concorrenza è già presente con proprie soluzioni.
Da qui una logica di accordo e di spartizione. Per non pestarsi i piedi a vicenda e per presidiare un ricco segmento di mercato che altrimenti sarebbe oggetto delle mire espansionistiche di altri Paesi, Cina in prima linea, ma non solo. Non più una competizione reciproca, ma una suddivisione concordata delle attività. In questa logica, ad esempio, Google ha smesso di essere presente nei social dove invece agisce Facebook. Appare probabile – gli annunci delle società e i fatti di cronaca lo stanno dimostrando – che ogni gruppo si ritaglierà un pezzo del continente. Microsoft con OpenAI e ChatGpt domina i supporti nel cloud al servizio della medicina, Gemini con Alphabet e Google è forte nel searching, Claude di Anthropic è collegata anche ad Amazon e presiede i flussi di dati legati all’economia produttiva e commerciale. Ogni gruppo presente sulla scacchiera, che in passato agiva come forza contrastante rispetto agli altri, ha compreso che è meglio rinunciare alla strenua competizione per evitare di vedere inghiottite e vanificate risorse, capitali e tempo. Vedremo nel corso dei prossimi mesi, e non anni, come andrà a strutturarsi il continente digitale dell’Intelligenza Artificiale. Non ci sarà un cartello e con ogni probabilità si registrerà una distribuzione delle specificità che dovrà rendere conto anche alle domande strategiche e difensive dell’amministrazione americana, che intende procedere sulla crescita delle nuove tecnologie. All’orizzonte c’è sempre la concorrenza agguerrita degli operatori cinesi, che non vanno tanto per il sottile. L’Intelligenza Artificiale non è una, ve ne sono molte. Attendiamoci sviluppi e annunci ancora sorprendenti. Siamo solo agli inizi di una nuova era.
Disclaimer: Tutte le immagini sono generate con l’intelligenza artificiale
